Rendita vitalizia: cos’è e come funziona

Il codice civile disciplina la rendita vitalizia e la rendita perpetua, mentre la rendita a tempo determinato rappresenta un contratto atipico e quindi non è direttamente disciplinata dallo stesso legislatore. La rendita può essere costituita anche come lascito ereditario o da donazione (in questi casi però segue le norme specifiche per questi istituti).

In cosa consiste?

Approfondendo questo discorso con il termine rendita si indica letteralmente un obbligazione che un soggetto deve corrispondere ad un altro in virtù di un contratto o di un diritto specifico (aspetto che vale per i lavoratori dipendenti). Le principali differenze tra la rendita vitalizia e quella perpetua si hanno sulla durata:

  • per la prima il debitore deve pagare la rendita per tutta la durata della vita del beneficiario;
  • per la seconda invece il diritto del beneficiario perpetua anche dopo la sua morte con obbligo di pagamento a eredi legittimi oppure altri soggetti legittimati a percepirla.

Contratto tipico da assicurazione o riscatto

La forma più diffusa di rendita vitalizia si ha con i contratti assicurativi che si sono sviluppati e affermati in vari tipologie nel corso degli anni. Il calcolo della rendita dipende dai premi pagati periodicamente dall’assicurato e dalle modalità con cui avvengono gli investimenti, oltre che all’eventuale presenza di paracadute come:

  • un importo minimo garantito;
  • un sistema di rivalutazione obbligatorio;
  • la riassicurazione (utile soprattutto in caso di premorienza prima che sia maturato il diritto alla rendita stessa);
  • il livello dell’importo minimo da raggiungere perché si passi al pagamento dell’assegno di rendita, ecc.

Approfondimento: Vantaggi polizza vita.

Immediata o differita

A riguardo possiamo trovare assicurazioni che garantiscono una rendita immediata oppure posticipata. Nel primo caso è necessario procedere ad un versamento unico iniziale rivalutato annualmente mentre nel caso della rendita vitalizia differita si procederà al pagamento di premi con cadenza mensile, semestrale od annuale. In entrambe le casistiche il pagamento proseguirà fino alla morte del sottoscrittore.

Rendita Inps

Una forma meno diffusa, ma comunque esistente è la rendita vitalizia Inps. Questa è ‘destinata’ ai lavoratori dipendenti che non hanno ricevuto dal datore di lavoro il versamento dei contributi obbligatori e che non possono più ottenerne il versamento visto che è stato superato il periodo per poter esercitare questo diritto (a causa della prescrizione). Per non danneggiare ulteriormente questi lavoratori, il legislatore ha introdotto la possibilità di ottenere una rendita immediata che sarà calcolata nel rispetto di una serie di condizioni.

Ovviamente per la rendita vitalizia da assicurazione bisogna controllare con attenzione il contratto di tipo facoltativo e soggetto a consenso e accettazione da parte di entrambe le parti. Invece nel caso della rendita con domanda rivolta all’Inps bisogna andare a vedere tutta una serie di fattori, condizioni e parametri, che ne influenzano sia il calcolo che le condizioni di accettabilità.

Quali soggetti possono richiederla?

La rendita vitalizia da intendersi come riscatto per i lavoratori dipendenti (o loro superstiti) può essere richiesta dal lavoratore stesso o anche dal datore di lavoro che non ha fatto i versamenti dei contributi. Il lavoratore può essere andato in pensione o essere ancora in attività lavorativa. In entrambi i casi per il riscatto può rivalersi sul datore di lavoro in giudizio, considerato che si tratta di un’ingiustizia alla quale è stato sottoposto e che ha causato un danno economico.

I periodi del riscatto possono riguardare anche chi ha lavorato come apprendista (purché si abbia data certa e documentazione dimostrabile) o collaboratore domestico. E’ però necessario che ci fosse l’obbligo assicurativo durante il periodo in cui i contributi obbligatori non sono stati versati. Se ci sono tutti i requisiti indicati la richiesta può essere fatta anche se il lavoratore non è mai stato assicurato presso l’Inps non avendo alcun contributo versato risultante.

Approfondimento: Guida alle pensioni integrative.

A chi fare la domanda?

La domanda deve essere fatta all’Inps che è competente per territorio. E’ necessario compilare e presentare come documenti:

  • il modulo RVR/1 se la richiesta è da parte del datore di lavoro;
  • il modulo RVR/1Bis se a fare la richiesta è il lavoratore o un suo superstite.

E’ possibile avvalersi degli Enti di Patronato per presentare la richiesta di riscatto.
Alla domanda deve essere allegata la documentazione da cui emerga data certa e la sussistenza del rapporto di dipendenza per il quale era dovuto il versamento di contributi.
Documenti validi con questo scopo sono da considerarsi:

  • libretto di lavoro;
  • buste paga;
  • estratti dei libri paga e matricola;
  • lettere di assunzione o di licenziamento e qualsiasi altra dichiarazione attestante il rapporto lavorativo purché siano state redatte all’epoca.

E’ anche necessario dimostrare in modo certo:

  • qualifica del lavoratore;
  • importo della retribuzione;
  • durata del rapporto di lavoro.

L’importo del riscatto viene calcolato in base:

  • ai conteggi della pensione che sarebbe stata percepita se tutti i contributi fossero stati versati;
  • l’importo che è stato maturato sui contributi effettivamente versati.

Per questo calcolo si applica il criterio contributivo se i contributi non pagati sono anteriori al primo gennaio 1996 altrimenti si usa il calcolo retributivo.

Conclusioni

Ribadiamo che la rendita vitalizia vera e propria è quella assicurativa, che lascia anche maggiore libertà di scelta nella definizione dell’importo che potrà essere versato dal momento in cui se ne maturerà il diritto. Infatti in funzione dell’importo o premio periodico pagato e della durata del contratto assicurativo, si può personalizzare l’ammontare dell’assegno che si andrà a percepire in base alle proprie necessità e possibilità economiche.

La rendita vitalizia intesa come forma di riscatto per ottenere una pensione più alta è invece condizionata dalla retribuzione e dai contributi che il datore di lavoro non ha pagato, oltre che dai requisiti e condizioni scritti in precedenza che non sono modificabili.