Il sistema pensionistico: come funzionano le pensioni

Come funziona oggi il sistema pensionistico italiano? Scopri all’interno dell’articolo tutte le news ed approfondimenti in tema di pensioni alla luce delle riforme Monti e Renzi.

La pensione è un diritto garantito dai Paesi che si fondano su un principio assistenzialista, e consiste in una forma di sostegno economico riconosciuto dallo Stato a seconda che si verifichino alcune condizioni. Per quanto riguarda l’Italia queste regolano l’erogazione delle varie tipologie di pensione che vanno da quella minima alla pensione sociale (vedi Conto corrente con Isee basso), fino a quella di invalidità ed ovviamente alla pensione di vecchiaia (con l’aggiunta dell’opzione di pensione anticipata).


Per quelle di anzianità la possibilità rimane solo per alcuni soggetti, così come particolari sono le norme legate al pensionamento dei lavori usuranti. Alla pensione statale si possono aggiungere le pensioni private, che non vanno ad intaccare in alcun modo i diritti acquisiti per le altre pensioni (a loro volta pubbliche o private).

Le riforme sulle pensioni

La situazione delle pensioni in Italia è andata via via deteriorando a causa di una serie di leggi, emanate negli scorsi decenni, che hanno introdotto dei requisiti di pensionamento molto bassi, (con l’apice sfociato nelle baby pensioni e nelle pensioni d’oro) ben lontani dal concetto di aspettativa di vita, contribuendo così alla nascita di generazioni di pensionati molto giovani ed un periodo di percezione della propria pensione per tempi eccessivamente lunghi, con un debito pubblico che si è innalzato a livelli non sostenibili.

Da qui, a partire dal 1992 (riforma Amato) ci sono state una serie di riforme, che hanno cercato di riequilibrare la situazione. L’ultimo intervento significativo si è avuto con la riforma Monti del 2011, che ha portato alla eliminazione della pensione di anzianità (che è rimasta un diritto solo per coloro che entro il 2012 ne hanno maturato il diritto), ed ha introdotto il meccanismo della pensione anticipata, oltre che un legame più chiaro con il concetto di aspettativa di vita ed età pensionabile.

Finestre di pensionamento, requisiti minimi, pensioni sociali

Le finestre introdotte per il pensionamento (che avevano colpito soprattutto i lavoratori autonomi), sono state considerate un meccanismo eccessivamente complesso, per cui sono andate a scomparire. In più con la riforma Monti, anche le differenze di età per le pensioni da lavoro, da sempre applicate tra uomini e donne, sono andate a scomparire, con una totale equiparazione di età che scatterà, dopo un periodo di aggiustamento progressivo, dal 2018.

Per chi invece non ha maturato il diritto alla pensione (vedi approndimento: Conto corrente per pensionati a reddito fisso) da lavoro secondo il raggiungimento del periodo minimo di contributi, c’è la pensione minima, mentre la pensione sociale spetta solo a coloro che non hanno altri redditi e con un controllo che deve essere fatto annualmente, in quanto non costituisce un diritto acquisito, essendo invece un meccanismo di mantenimento economico minimo “provvisorio”. Attese nel 2015 alcune importanti novità operate del governo Renzi con numerose e frequenti news che si susseguono ventilando modifiche per lo più restrittive come ad esempio l’introduzione della nota ‘quota 100’.

Il fallimento del sistema pensionistico italiano: le cause

L’Italia vanta numerosi record, in seno alla Ue, per la maggior parte negativi, ma ce n’è uno che invece dovrebbe essere considerato innegabilmente in modo positivo: è uno Stato che ha un patrimonio pubblico reale (per lo più dovuto ad immobili e beni, terreni, ecc) comunque superiore a circa il doppio del suo indebitamento, che però rimane tra i più alti in Ue, e nel mondo in generale (ritrovandosi all’interno della Top 10).

A questo elevato indebitamento hanno contribuito, come accennato, proprio le pensioni erogate in modo frettolosamente anticipato, senza tener conto del fatto che l’aspettativa di vita si stava alzando. Dato che le pensioni vengono pagate con i contributi di chi è in età lavorativa, quando il numero dei pensionati è salito eccessivamente (perché sempre più longevo), allora la copertura non è stata più assicurata, dovendo far ricorso all’emissione di titoli di debito, in misura via via maggiore. Parallelamente all’introduzione di una serie di riforme sulle pensioni, atte ad aggiustare il tiro, si è cercato inoltre di dare una maggiore spinta alle pensioni integrative, offrendo delle notevoli agevolazioni fiscali (vedi anche Assegno universale).