Pos lavoratore autonomo: è obbligatorio?

Nell’ultimo quinquennio si è sentito spesso parlare dell’obbligatorietà o meno del pos per un lavoratore autonomo. Per prima cosa va però specificato che si può parlare di lavoratore autonomo solo se è un soggetto con partita Iva senza dipendenti. Nel caso in cui è ‘con dipendenti’ allora non si può più parlare di lavoratore autonomo, ma di:

  • impresa familiare: se collaboratori e dipendenti sono familiari;
  • impresa o ditta individuale: negli altri casi.

Non viene meno lo status di lavoratore autonomo anche quando due lavoratori autonomi stringono una collaborazione continuativa oppure si associano per eseguire un lavoro senza dover rispettare le reciproche autonomie (quindi con un rapporto di collaborazione o di subordinazione). Ma attenzione: questi sono gli unici casi in cui la legge lo possa ammettere. La differenza che c’è tra lo status di lavoratore autonomo, ditta o impresa individuale è quindi molto importante e non solo per il pos. Molti sono infatti gli aspetti burocratici che differiscono a partire dall’obbligo di redigere il Piano Operativo di Sicurezza che solo la prima categoria non ha.

esempio pos

Cosa dice la normativa sull’obbligo di accettare i pagamenti elettronici

L’articolo 693 del Codice Penale dice chiaramente che chi “rifiuta di ricevere monete aventi corso legale nello Stato” può essere punito con una sanzione amministrativa che può arrivare fino a 30 euro. E’ però anche vero che, nonostante questa normativa, il discorso delle sanzioni non è stato applicato in modo regolare. Per questa ragione ci sono stati vari interventi da parte di differenti governi che hanno cercato di rendere più chiara e trasparente questa norma.

Nel 2012 il governo Monti introdusse l’obbligo di Pos per lavoratori autonomi, ditte individuali e commercianti. Affianco a questo obbligo, inizialmente solo per i pagamenti superiori ai 30 euro, non venne però introdotto un sistema di sanzioni, rimandando l’onere a interventi successivi. Implicitamente si intendeva infatti aumentare la tracciabilità dei pagamenti anche in funzione dell’ulteriore divieto di accettare i pagamenti in contanti per somme superiori a 999 euro (soglia aumentata poi a 3 mila euro con il governo Conte del 2018).

normativa pos

Intanto la legge di stabilità del 2016 aveva confermato l’obbligo e la sanzione di 30 euro in caso di rifiuto di accettare pagamenti con carte da parte degli utenti. Tuttavia, anche in questo caso, la questione veniva rinviata formalmente ad interventi successivi, fino a quello attuale che ha già messo da parte la riconferma di questo sistema di sanzioni. L’emendamento che richiamava in modo esplicito l’applicazione della sanzione di 30 euro più una commissione aggiuntiva del 4% sull’importo della transazione rifiutata è scaduto (doveva essere approvato entro Natale e comunque avrebbe visto la sua applicazione dal 1 luglio 2020). Quindi che cosa rimane ad oggi?

Dal 2021 si dovrebbe affermare un Pos diverso da quello attuale, utilizzabile per gestire gli scontrini e le fatture elettroniche oltre che per ricevere sia i pagamenti in contanti che quelli con carte di pagamento elettroniche. Di contro si è cercato di creare un’utenza più propensa all’uso del Pos tramite l’introduzione della lotteria degli scontrini e il superbonus della befana. E’ però chiaro che, senza un vero e proprio sistema sanzionatorio, il discorso dell’obbligo del Pos perde la propria forza nell’attuazione.

Senza alcun obbligo, che cosa accade?

Il discorso dei Pos per un lavoratore autonomo va valutato in funzione del volume di affari e del tipo di utenza che ha. Oggi, più che rispetto a qualche anno fa, gli utenti sono liberi di scegliere a chi rivolgersi, per cui offrire un’ampia varietà di sistemi di pagamenti può aumentare la possibilità di mantenere o fidelizzare la propria clientela o addirittura di ottenere clienti nuovi. Quindi, ancor prima che un obbligo, l’uso del Pos dovrebbe essere visto come un’opportunità da sfruttare al meglio, soprattutto considerate le novità sugli scontrini elettronici.

Ovviamente, nella scelta del tipo di device (e della tecnologia supportata considerata la diffusione di Nfc e contactless), non si può prescindere dai costi, che si dividono in:

  • fissi come il canone periodico, oppure il costo di acquisto una tantum, costi di gestione e manutenzione ordinaria, ecc;
  • variabili legati alle transazioni (pagamenti ricevuti con bancomat e carte di credito;
  • accessori o secondari come per esempio le spese di connessione con o senza un’utenza telefonica.

Pos: Approfondimenti

Pos senza commissioni
Mobile Pos
iZettle
SumUp
Pos economico
Axerve
Pos obbligatorio
Jusp
Pos portatile
Pos lavoratore autonomo

costi pos

Come trovare la soluzione giusta?

Sotto tutti questi punti di vista, quindi, la scelta va fatta considerando numerose variabili che per semplicità possiamo suddividere in funzione di chi offre il Pos, ovvero:

  • Pos dati in comodato d’uso dalla banca con la quale si ha un conto corrente: generalmente presentano dei costi fissi di canone (mensile o annuo), dei costo fissi di manutenzione e commissioni variabili sulle transazioni. Spesso necessitano di una connessione con telefono fisso;
  • Pos acquistati da società specializzate: il costo fisso è dato dal prezzo di acquisto, che si paga in un’unica soluzione. Oltre a questo esborso iniziale una tantum bisogna considerare i costi di utilizzo rappresentati dalle transazioni di pagamento accettate. In alcuni casi possono essere proposti pacchetti forfettari con un canone periodico che può comprendere una parte delle transazioni, od ancora il totale con l’applicazione di sconti a seconda del volume raggiunto.

In conclusione, il Pos, qualsiasi sia la scelta fatta, in un orizzonte temporale che si sta muovendo verso la digitalizzazione dei pagamenti in modo consistente, va visto anche per un lavoratore autonomo più come un’opportunità piuttosto che come una costrizione.