Vantaggi, rischi e costi dell’apertura di conto trading all’estero

La possibilità di poter aprire delle posizioni di investimento ormai in qualsiasi parte del globo, secondo la mia opinione, è alla portata di tutti grazie alla diffusione di alcune forme particolari di trading, e alla nascita di numerosi broker stranieri che aprono i conti fiduciari dei clienti presso banche straniere.

Quindi ci si trova avanti a due possibilità, quella dell’apertura di conti che permettono di fare trading su titoli o strumenti finanziari esteri presso banche straniere, oppure presso banche italiane (ovvero conti stranieri o conti italiani).

La differenza non è tanto nelle procedure, in quanto l’apertura dei conti trading, indipendentemente dalla banca destinataria dei versamenti ed eventuali prelievi, avviene in modo semplice (registrazione e versamento delle somme richieste come minimo deposito valido), ma nell’ubicazione dell’istituto.

E’ infatti importante considerare il Paese di appartenenza della banca presso la quale si apre il conto sia ai fini della tassazione che degli eventuali rischi collegati.

L’apertura di conti italiani per trading estero

Tutte le banche che consentono di fare trading online, permettono ovviamente di operare sulle principali borse mondiali. Per cui andiamo a considerare solo i casi più particolari, soprattutto per quanto riguarda il trading sul mercato valutario, ed eventualmente sui Cdf, infatti, in questo caso, il numero di piattaforme messe a disposizione si assottiglia nettamente.

In più, in generale, anche nel caso di conti per il trading estero, bisogna fare molta attenzione ai costi praticati, in quanto mentre sui Titoli italiani c’è l’applicazione di commissioni abbastanza uniformate e omogenee, sui titoli stranieri le differenze sono molto ampie e spesso vantaggiose solo per coloro che scelgono un elevato numero di operazioni (rientrando nella definizione di traders semi-professionali, ma non quelli occasionali).

I vantaggi per questo genere di conti sono: di natura fiscale in quanto non si hanno problemi di dichiarazione dei redditi se si sceglie il regime amministrato; semplicità di calcolo delle spese grazie alla presenza di canoni e commissioni in valuta euro, senza le difficoltà e i rischi legati al tasso di cambio. In caso di problemi, contenziosi o irregolarità, basta rivolgersi alle autorità di vigilanza italiane. Tra i conti che permettono di fare trading estero si mettono in evidenza:

  • Conto trading Bridge di Banca Sella
  • Conto By Web di Banca Popolare di Verona, che permette di scegliere tra tre profili di trading.

Entrambi hanno ampie possibilità di personalizzazione e specializzazione proprio per il servizio di conto trading estero.

L’apertura di conti presso banche straniere

Banca
Canone annuo
Commissione per operazione
Costo piattaforma
Promo
0,00€
0,00€
Gratis
Bonus fino al 30%

Si hanno due possibilità, una più complicata che consiste nell’apertura di un conto direttamente presso una banca straniera, e che è soggetta a numerose limitazioni imposte dal Paese di origine (come il livello di deposito iniziale molto elevato e la possibilità di poter aprire il conto solo con determinate valute, dovendosi fare carico anche del rischio di cambio, che si aggiunge al rischio collegato all’investimento), o la via più semplice di apertura indiretta presso una banca straniera, riferendosi a un intermediario (una strada percorsa spesso in modo non consapevole).

Quest’ultima infatti richiede solo la registrazione presso il broker che provvede ad aprir la posizione e trasferire il denaro dei propri utenti presso una delle banche straniere a cui si riferisce. Non ci sono particolari vantaggi collegati comunque ad entrambe le soluzioni, mentre gli svantaggi sono collegati al fisco in quanto nella dichiarazione dei redditi va compilato anche il rigo RW per somme superiori a 10 mila euro, e all’obbligo di pagare comunque una tassa equivalente all’imposta i bollo, che è pari al 1,5 per mille a partire dal 2013 sia per i conti Ue che per quelli extra Ue.

In più bisogna considerare i rischi collegati a banche che non sono soggette al controllo da parte delle autorità di vigilanza italiane, con tutte le difficoltà legate all’ipotesi di eventuali contenziosi.